CIANI E L’IMPEGNO PER IL SOCIALE: “RIMETTERE AL CENTRO LA PERSONA”

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Intervista a Paolo Ciani, capolista di DEMOS alle elezioni per il Consiglio comunale.

Paolo Ciani, lei è da sempre impegnato nel mondo del sociale e anche il nome scelto per la campagna elettorale punta su questo. Qual è il piano per rendere davvero Roma una “Capitale sociale”?

Abbiamo davanti nuove e grandi sfide, anche considerando quanto poco è stato fatto dall’amministrazione in carica su questo tema. Occorre ripensare i servizi di prossimità, occorre una svolta nell’integrazione socio sanitaria. La persona va rimessa al centro, questo per noi è fondamentale. Spesso si fa il contrario, purtroppo, si prova ad adattare le persone a politiche già decise a tavolino. Ma non può funzionare. Bisogna pensare prima alle persone, ascoltarne i bisogni e solo dopo fare scelte politiche. In Regione ho proposto alcune leggi in questa direzione, quella del monitoraggio degli anziani ultraottantenni, quella su infermieri di famiglia e comunità, la legge sull’invecchiamento attivo, sui caregiver familiari. Così possiamo affrontare le sfide cruciali per un nuovo welfare da realizzare nei prossimi anni. Bisogna creare nuova coesione sociale e riportare le istituzioni vicino alla vita quotidiana delle persone. Andare incontro ai cittadini, intercettare le loro necessità e non attenderle dietro una mail o uno sportello. Bisogna ripensare alla vita sociale di una grande Capitale, che non è fatta da tanti individui che vivono in maniera parallela, talvolta contrapposti, ma creare nuove relazioni e una visione comune della vita quotidiana e della città.

Per quanto riguarda il mondo della disabilità, quali saranno gli interventi previsti?

Innanzitutto, vogliamo dare piena applicazione alla legge sul “Dopo di noi”, anche con interventi innovativi. E’ grave che l’attuale amministrazione non sia stata in grado di spendere i fondi che la Regione ha messo disposizione e sia stata costretta a restituirli. Siamo convinti che sia necessario coinvolgere le persone con disabilità nelle scelte che riguardano il loro futuro: esistono delle esperienze di successo – replicabili – in cui una collaborazione virtuosa tra le istituzioni e l’iniziativa dei singoli (spesso i genitori o le associazioni) ha permesso di costruire percorsi di autonomia da cui tutti traggono beneficio.

Gli ottimi risultati degli atleti italiani alla paralimpiadi di Tokyo dimostrano che quando si lavora bene sull’inclusione le persone con disabilità sono una grande risorsa. In questo senso c’è da recuperare la grande tradizione italiana delle battaglie sull’inclusione. È appena iniziato l’anno scolastico, penso a quanto sia preziosa l’inclusione scolastica e a quanto sia stata complessa per gli studenti con disabilità l’esperienza della DAD. Dobbiamo trovare nuove forme di sostegno e di vicinanza alle famiglie perché nessuno si senta più solo. Se poi si guarda la città con gli occhi di chi la percorre su una carrozzina, o di chi spinge un passeggino, si comprende quanto siano intollerabili le buche da cui Roma è invasa.

Un tema che accende sempre molto dibattito è quello che riguarda i campi rom. In che modo pensa di intervenire su questo fronte?

Siamo d’accordo con l’idea del superamento e della chiusura dei campi rom. Ma il tema in questi decenni è stato soprattutto utilizzato in maniera strumentale, spesso di propaganda apertamente razzista. O con annunci sensazionalistici ma totalmente inapplicabili, come la retorica della “ruspa”. Puoi spianare un campo e cacciare gli abitanti, ma se non si risolve il problema abitativo, queste persone continueranno a non sapere dove andare. Mi ha colpito in questi anni il fatto che anche alcune chiusure realizzate da questa amministrazione in maniera positiva, siano tuttavia state comunicate solo nei termini “abbiamo cacciato gli zingari”. Questo è un messaggio negativo, che non condivido. I rom sono cittadini come gli altri. Servono politiche di inclusione sociale che prevedano l’inserimento lavorativo, la scuola, politiche dell’abitare, esattamente come per gli altri cittadini in difficoltà.

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