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Sfida tra cattolici: Ciani mano nella mano con Wojtyla. Bonetti orgoglio scout

I buoni rapporti con il Vaticano possono fare la differenza nel collegio di Roma centro ad altissima densità di parrocchie, conventi, associazioni cattoliche. Anche se i cattolici democratici sembrano piuttosto defilati in questa sfida elettorale

A Roma si diceva un tempo che non si muove foglia che Oltretevere non voglia. Tanta acqua è passata lungo il Tevere. Però i buoni rapporti con il Vaticano possono fare la differenza soprattutto in un collegio, quello di Roma centro – che abbraccia fino a Garbatella e San Paolo – ad altissima densità di parrocchie, conventi, associazioni cattoliche. Non è quindi un caso se la corsa al voto del 25 settembre vede la sfida a Roma 1 per la Camera di due cattolici di una certa caratura: Paolo Ciani per il centrosinistra e Elena Bonetti per il Terzo Polo.

Ciani, 52 anni, è il frontman della Comunità di Sant’Egidio, dove approdò ragazzo, e segretario di Demos-Democrazia solidale. Bonetti,  48 anni, è la ministra della Famiglia e delle Pari opportunità, che guidò, come educatrice, gli scout Agesci nella “Route di San Rossore”, dove fu scritta la “Carta del coraggio”, anno 2014 . A quel raduno risale anche il suo incontro con Matteo Renzi all’epoca neo premier. 

Niente meglio di due fotografie parlano della loro storia di cattolici democratici, di differenze e somiglianze. E’ infatti l’immagine del giovane spilungone Ciani tenuto per mano da Papa Wojtyla che il candidato avrebbe voluto come “santino” elettorale, se ne avesse fatto uno, accanto allo slogan “La persona al centro”. Scatto storico nella giornata mondiale della gioventù del Duemila a Roma. Ciani oggi la ricorda così: “Allora Giovanni Paolo II invitò i giovani ad essere sentinelle del nuovo Millennio”. Poi per lui è arrivata l’inarrestabile militanza cattolica nella Comunità di Sant’Egidio, i 15 anni come volontario nel carcere di Regina Coeli, l’impegno nei campi rom, nei sotterranei della stazione Termini con i senzatetto. La politica sempre è stata il filo rosso, insieme alla militanza sociale e ecclesiale. Nell’agenda di iniziative elettorali di Ciani in queste settimane ci sono i rioni battuti a tappeto, per strada con i banchetti, i gazebo, incontri con le persone per “provare a riavvicinare alla politica”. Una full immersion, a cui la moglie e i due figli sono abituati.  

E per Bonetti c’è la foto dell’Agesci nell’indimenticabile viaggio che segnò una svolta con la “Carta del coraggio”, alla cui stesura parteciparono 30 mila scout Agesci e dove la parola d’ordine fu accoglienza: dell’omosessualità, della convivenza, del divorzio. “Io ero solo l’educatrice”, si schermisce Bonetti, docente di Analisi matematica, due figli e il marito Daniele Boldrini che è un dirigente della Caritas mantovana. “È evidente che sono in campo con i miei valori e la mia storia, ma non ne farei una questione di cattolicesimo nella sfida per Roma, bensì di proposta politica”, è il leit motiv. Dal 2019, da quando prima con il governo Conte II e poi con il governo Draghi è ministra, si è divisa tra Roma e Mantova e se c’è una cosa che in questa campagna elettorale rivendica, è di averla spuntata sul Family Act, gli aiuti alle famiglie. Dal Pd a Italia Viva è una renziana convinta.   

Mentre Giorgia Meloni, sentendosi premier in pectore, va a cercare sponda in Vaticana dal cardinale Robert Sarah, l’anti Francesco, campione del tradizionalismo cattolico, i cattolici democratici sembrano piuttosto defilati in questa sfida elettorale. Solo pochi giorni fa è arrivato un documento firmato tra gli altri da Rosy BindiFranco MonacoSavino Pezzotta. Forse è vero che la Chiesa di Papa Francesco si è tirata fuori dalla contesa? Sostiene il costituzionalista cattolico Stefano Ceccanti, candidato dal Pd nell’uninominale di Pisa per la Camera, che i cattolici sono oggi presenti in modo molecolare in politica. Rincara Ciani: “Sia il cardinale Pietro Parolin che il presidente della Cei, il cardinale Zuppi invitano all’impegno cattolico”.

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