Roma | Quando la giustizia risponde al potere i cittadini rimangono soli: sul referendum sulla giustizia

Presso la Città dell’Altra Economia, si è svolto un incontro di fondamentale importanza per definire la posizione di Demos in vista del prossimo referendum costituzionale sulla giustizia. Al centro dell’evento, la necessità di analizzare le criticità di una riforma che rischia di alterare profondamente l’equilibrio tra i poteri dello Stato. In qualità di Segretario e deputato ho coordinato il dialogo tra tre magistrati: Aldo Cavallo, Luigi Marini e Mirella Cervadoro

L’apertura dei lavori è stata affidata a Barbara Funari, coordinatrice romana di Demos e Assessora alle Politiche sociali di Roma Capitale, che ha inquadrato l’iniziativa come un passaggio obbligato di partecipazione civile, sottolineando l’impegno politico del movimento in un tempo decisivo che ci separa dalla consultazione referendaria. La Funari ha ribadito che la presenza di Demos su questi temi non è solo tecnica, ma risponde alla volontà di presidiare i valori costituzionali in un momento di forte pressione istituzionale.

Durante l’iniziativa ho posto l’accento sulla dimensione politica dell’impegno di Demos, evidenziando come la riforma proposta non sia un atto isolato, ma si inserisca in un contesto di progressiva concentrazione del potere nelle mani dell’esecutivo a scapito del Parlamento e degli organi di garanzia. Abbiamo necessità di una giustizia che rimanga vicina ai bisogni dei cittadini e che non diventi uno strumento di controllo del dissenso o di tutela dei potenti.

L’intervento di Aldo Cavallo ha sollevato dubbi radicali sulla reale utilità della riforma per il cittadino comune, chiedendo apertamente a chi giovi realmente un pacchetto legislativo “blindato” che non affronta i problemi strutturali come la lunghezza dei processi. Cavallo ha evidenziato il rischio di una deriva che, attraverso la creazione di nuovi organismi e corti, sottrarrebbe ingenti risorse all’erario per scopi puramente burocratici e di controllo.

A supporto di questa tesi, Luigi Marini ha offerto una lucida analisi storica e internazionale, denunciando come l’obiettivo della separazione delle carriere sia, in realtà, quello di riportare la magistratura a una condizione di silenzio e subalternità tipica di sistemi meno democratici. Marini ha avvertito che una giustizia “debole” verso chi governa diventa inevitabilmente una giustizia diseguale, incapace di esercitare quel controllo di legalità che è il fondamento della nostra democrazia.

Mirella Cervadoro ha poi declinato queste preoccupazioni sulla pelle dei cittadini, ricordando che senza una magistratura indipendente non sarebbe stato possibile portare avanti battaglie storiche per il diritto alla salute e alla dignità del lavoro. La Cervadoro ha definito la riforma come un progetto che, dietro a tecnicismi apparentemente neutri, mira a scardinare l’unità della magistratura e, con essa, la protezione dei soggetti più fragili della società.

La volontà di Demos è quella di non restare spettatore passivo. La giustizia deve restare un potere autonomo e non può essere costretta a lavorare “in sinergia” con il governo di turno, poiché il magistrato ha il compito costituzionale di applicare la legge in modo uguale per tutti, senza gerarchie di priorità imposte dalla politica. Questo incontro segna l’inizio di una mobilitazione consapevole per difendere l’autonomia del potere giudiziario come ultimo baluardo di libertà per ogni cittadino.

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