Rendiamo “ordinario” prendersi cura delle persone

Accoglienza – No alla chiusura dei centri per senza dimora.

Il 30 aprile è prevista la chiusura dei centri di accoglienza attivati da alcuni Municipi di Roma per ospitare le persone senza dimora durante i mesi invernali.

Saranno rimessi in strada in piena emergenza globale. Persone che in queste strutture hanno trovato riparo, tutela, amicizia, calore umano, hanno recuperato una fiducia negli altri che avevano perso da tempo ed hanno ricominciato a costruirsi una vita. C’è chi ha smesso di bere, chi ha trovato un lavoro, chi ha ripreso contatti con le famiglie.

Negli anni passati era considerato normale chiudere questi centri nel mese di Aprile. Le temperature si alzano, deve essere ripristinato l’uso originario dei luoghi, o semplicemente non ci sono più fondi, e quindi appare accettabile chiudere tutto e rimandare le persone per strada.


Eppure quest’anno le chiusure non sono motivate dalla necessità di riassegnare gli spazi al loro uso originario. Si tratta infatti spesso di strutture che, a causa della pandemia, resteranno inutilizzate ancora per molti mesi. In altre parole quest’anno le emergenze freddo a Roma stanno chiudendo semplicemente perché “si è sempre fatto così”. Peccato che questo non sia un anno ordinario. P

Potremmo ripartire da questo per iniziare a cambiare le cose.

Al freddo si è aggiunta l’emergenza COVID-19, portando con sé effetti devastanti, anche dal punto di vista psicologico, che noi tutti tristemente conosciamo e che sono ancora più accentuati per chi vive per strada.

Chiudere i luoghi di accoglienza per l’ “emergenza freddo” ora, significa interrompere i percorsi di recupero di queste persone, mandandole nuovamente per strada e precipitandole nuovamente in una realtà di insicurezza, di solitudine, di fragilità sanitaria e di sfiducia verso il prossimo. Il danno fisico e psicologico di queste chiusure è gravissimo, e ancora più inaccettabile quest’anno.


È ora di superare il concetto di “emergenza” e di arrivare ad un sistema di tutela e di reinserimento sociale che non sia più emergenziale, bensì continuativo ed integrato. Rendiamo “ordinario” prendersi cura delle persone più fragili della nostra città”.

Così in una nota il Capogruppo di Demos in Consiglio Regionale Paolo Ciani, candidato sindaco di Roma alle primarie di centrosinistra interviene sul tema dell’accoglienza nella capitale.

2 commenti su “Rendiamo “ordinario” prendersi cura delle persone”

  1. Purtroppo in passato È già successo questa è la miopia politica di chi governa la città che ha come dice Papa Francesco la ricerca del consenso politico dell’immediato e non ha i tempi lunghi di chi vuole risolvere i problemi. Anche all’Ospedale Forlanini ci si era dotati di una struttura che potesse accogliere i tanti senza fissa dimora che dormivano nell’accettazione del Pronto soccorso, nei corridoi, davanti ai reparti, nei sottoscala ecc… Si era fatto un buon lavoro ma alla chiusura dell’ospedale e con la giunta Alemanno con la chiusura anche nell’unico centro di accoglienza che era stato preparato e che dava risposte cercando soluzioni alloggiative, relazioni con le famiglie di tanti che non ne avevano più, tutto e’ esattamente tornato come prima. tutti i senza fissa dimora sono ritornati nei sottoscala, davanti all’accettazione, nelle sale d’aspetto come se il problema fosse solamente il periodo invernale, come se uno dormisse solamente d’inverno in un letto, come se uno avesse bisogno di farsi la doccia solamente d’inverno… Ora si affaccia la tanto agognata stagione turistica e biglietto di visita di questa città sarà di nuovo la presenza di tanti senza fissa dimora per la strada, abbandonati a se stessi (e tanti anche alla loro malattia mentale non riconosciuta da nessuna struttura pubblica perché non residenti), come impatto per i turisti che torneranno nella città eterna… Alla giunta direi:”Se non lo volete fare perché non vi interessa la loro vita fatelo almeno per la decenza della città.. assicurate un posto a queste persone, (perché sono persone), durante tutto l’anno.

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