Avvenire | Intervista, Legge sui caregiver: “Fare presto ma fare davvero bene”

La legge sui caregiver familiari va fatta subito ma va fatta bene. Non basta un riconoscimento simbolico a persone che sono un pilastro del welfare nazionale e resistenza alla cultura dello scarto. Si approvino emendamenti migliorativi, si aumentino le risorse, si porti in Aula la legge. Ne ho parlato con Avvenire.

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Onorevole Ciani, concluse le audizioni, a che punto siamo in Commissione Affari sociali della Camera con la discussione sul disegno di legge Locatelli di riconoscimento dei caregiver familiari?

Siamo in una fase importante: il riconoscimento del caregiver familiare non può più essere rinviato. Parliamo di persone, molto spesso donne, che sostengono ogni giorno una parte essenziale del nostro welfare, senza tutele adeguate, in solitudine e senza riconoscimento economico e previdenziale. Il Ddl Locatelli ha il merito di aver riaperto un percorso parlamentare colpevolmente bloccato, ma il testo va migliorato. Non basta affermare che il caregiver familiare esiste: bisogna definire con chiarezza quali condizioni ne determinano il riconoscimento.

Non c’è il rischio di arrivare “lunghi” con i tempi?

Il rischio c’è ed è per questo che bisogna accelerare. Ma questo non può significare approvare una legge qualunque. Dopo anni di attesa, sarebbe grave arrivare a una norma debole, che riconosce il tema ma non cambia davvero la vita delle persone. Siamo al quarto anno di legislatura e serve una scelta politica chiara: riportare in Commissione il provvedimento, lavorare sugli emendamenti e mandare all’Aula un testo all’altezza. Fare presto sì, ma fare bene.                                                                                                                                                                                                                                   

Dalle audizioni che cosa è emerso, quali i principali nodi che le associazioni di caregiver familiari hanno evidenziato?

È emerso soprattutto il bisogno di uscire dall’invisibilità. Le associazioni, questa volta come già nel 2024, hanno posto questioni molto concrete: il diritto ad essere riconosciuti come persone e cittadini al pari degli altri. Hanno evidenziato la specificità dei caregiver familiari (in particolar modo i conviventi) rispetto a tutte le altre figure impegnate nella presa in carico domiciliare di una persona, affinché non si ripropongano quelle genericità che troppo spesso hanno caratterizzato la normativa sulla disabilità e che hanno finito per compromettere l’effettiva esigibilità dei diritti. Ricordo sempre che i caregiver familiari sono un avamposto contro la “cultura dello scarto” più volte denunciata da Papa Francesco.

È possibile introdurre miglioramenti al Ddl Locatelli integrando le proposte di legge già presentate?

Non solo è possibile, è necessario. In Parlamento esistevano proposte, precedenti all’iniziativa del Governo e l’incardinamento in Commissione era stato chiesto dalle opposizioni. Alcune pdl prevedevano la differenza tra conviventi e non, tutele crescenti e una specifica individuazione delle condizioni di disabilità. La proposta a mia prima firma, ad esempio, recepiva questi principi e insisteva su un punto per me fondamentale: il caregiver familiare ha diritti propri, distinti da quelli della persona di cui si prende cura e va differenziato dai lavoratori delle cure domiciliari, riconoscendogli il giusto ruolo sociale. Per questo ora ho presentato emendamenti sul riconoscimento della figura, sul sostegno economico, sull’inserimento lavorativo e sulle misure a sostegno del mantenimento di una vita lavorativa. Con questi ed altri apporti si costruirebbe una legge più giusta ed efficace.

Il vero nodo resta quello delle risorse. È realistico pensare che possano essere aumentate?

È necessario aumentare le risorse e nella misura in cui non si facesse sarebbe meglio iniziare dai caregiver familiari maggiormente impegnati. Senza risorse adeguate la legge rischia di essere soltanto un riconoscimento simbolico di cui queste persone non hanno certo bisogno. Peraltro l’utilizzo dell’ISEE familiare per stabilire il contributo rischia di renderlo non solo insufficiente ma anche iniquo. Il mondo dei caregiver familiari può essere molto ampio e differenziato. Pensare di comprendere tutti senza una chiara perimetrazione della platea e senza adeguate risorse rischia di trasformare una giusta aspettativa in una delusione. Ma dire che non ci sono risorse non può diventare un alibi. I diritti dei cittadini non si assoggettano alle risorse. Lo Stato risparmia ogni giorno grazie al lavoro invisibile dei caregiver familiari. Sostenerli non è un costo, ma un investimento sociale, sanitario ed economico e l’istituzionalizzazione costerebbe di più. Si può procedere anche gradualmente, partendo dalle situazioni più gravi, ma la direzione deve essere chiara: diritti esigibili, criteri certi e sostegni reali.

Da Avvenire

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