“Grazie a Papa Leone XIV per le parole e i gesti di oggi (ndr 4 luglio 2026) a Lampedusa, nel solco profetico aperto da Papa Francesco nel 2013 contro la globalizzazione dell’indifferenza. Da quell’isola, frontiera d’Europa e luogo che misura la nostra umanità, il Papa ha ricordato che la compassione non è debolezza, ma una rivoluzione interiore; non è buonismo, ma responsabilità concreta.
Colpisce il suo grazie a Lampedusa, ai volontari, alle associazioni, alla Guardia Costiera, ai medici, agli educatori, alle forze di sicurezza, a tutti coloro che in questi anni hanno scelto di ‘amare insieme’. È una definizione bellissima: l’amore che si organizza. È ciò che tante comunità civili, ecclesiali e sociali hanno fatto e continuano a fare, mostrando che esiste un’alternativa alla paura, ai respingimenti, ai campi libici, alle morti in mare e nel deserto.
Papa Leone richiama l’Europa alla sua responsabilità: affrontare le migrazioni non solo come emergenza o questione di sicurezza, ma dentro un piano serio, umano, lungimirante, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare. È la strada che chiediamo da anni: vie legali e sicure, corridoi umanitari, cooperazione vera allo sviluppo, integrazione nei territori, rispetto della dignità di ogni persona.
Le parole rivolte ieri agli Stati Uniti, ricordando che gli immigrati hanno contribuito a plasmare il futuro della nazione americana, e quelle pronunciate contro la logica della ‘remigrazione’, compongono un messaggio chiarissimo: non si costruisce il futuro alimentando il nemico, ma riconoscendo persone, volti, storie, diritti.
Mentre troppi, in Italia e in Europa, continuano a parlare di migranti come di un problema da respingere o scaricare altrove, Papa Leone ci ricorda che il vero problema è il cuore indurito delle nostre società. Lampedusa ci dice che la civiltà non si misura dai muri che alza, ma dalle vite che salva e dalle comunità che costruisce”. Lo dichiara Paolo Ciani, vicecapogruppo PD-IdP alla Camera e Segretario di Demos.