Avvenire | Le domande di Yaguine e Fodè ancora vive dopo la loro morte.

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A 22 anni dalla lettera all’Europa ritrovata con i giovani africani nella stiva di un aereo

Caro direttore, sono passati 22 anni da quel 29 luglio 1999 in cui due giovani ragazzi partiti da Conakry, capitale della Guinea, vennero trovati morti assiderati nel carrello di un aereo che atterrò a Bruxelles, capitale del Belgio e delle istituzioni Ue. Dopo il loro ritrovamento si scoprì che i ragazzi avevano scritto e portato con sé una lettera struggente in tanti passaggi. Era indirizzata a le ‘Loro eccellenze i signori membri e responsabili dell’Europa’ e ripercorreva i tanti problemi che i bambini e i giovani africani pativano e le grandi aspettative che riversavano sull’Europa e i suoi governanti. «Signori, membri e responsabili dell’Europa, è alla vostra solidarietà e gentilezza che noi gridiamo aiuto in Africa. Aiutateci, soffriamo enormemente in Africa, aiutateci, abbiamo dei problemi e i bambini non hanno diritti», scandivano in un passaggio centrale della lettera Yaguine e Fodé.

Colpisce la delicatezza e il rispetto con cui i due giovani esprimevano il dolore della loro condizione. Sembrava si rivolgessero a persone importanti impegnate in molte cose, che difficilmente avrebbero pensato alla loro situazione. I due adolescenti gridavano la domanda che sale dal grande Sud del mondo, a cui ritenevano non si prestasse allora sufficiente attenzione nella nostra opinione pubblica nazionale e nella nostra politica. Da allora tanto è accaduto e molto si è parlato del tema migratorio nel nostro Paese e nell’Europa tutta, ma senza mai interrogarsi in termini seri su quella domanda per cui due ragazzini guineiani (e dopo di loro tanti altri) hanno rischiato e perso la propria vita. C’è stata la narrazione dell’invasione, quella dell’’aiutiamoli a casa loro’, fino alla criminalizzazione dei salvataggi e ai ‘porti chiusi’. Ma non si è levato un movimento europeo di opinione pubblica, di riflessione culturale, di proposta politica, che abbia posto al centro il tema dell’ingiustizia per la situazione che troppi milioni di africani vivono (a cominciare dai bambini) e che in alcuni Paesi è addirittura peggiorata in questi anni. Lo dico con rammarico da ‘cristiano militante’ e da neo-politico, ma è una realtà: a distanza di più di 20 anni da quel drammatico viaggio, l’Europa ancora dimentica l’Africa.

«Se vedete che ci sacrifichiamo e che mettiamo a rischio la nostra vita», scrivevano nella lettera, «è perché in Africa si soffre troppo. Noi abbiamo la guerra, le malattie, la mancanza di cibo. In Africa e in Guinea in particolare abbiamo carenza di educazione e di istruzione. Nonostante ciò noi vogliamo studiare e vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi, in Africa. È per questo che noi, i bambini e i giovani africani, vi chiediamo di creare una grande organizzazione efficace per l’Africa, che ci permetta di progredire ». I bambini, i giovani, l’educazione, l’istruzione, i diritti, possono e devono muovere menti, energie, risorse, fantasia, indignazione, per uscire dagli schemi e dalla tattica quotidiana e ridare un senso alle tante conquiste che il nostro Continente ha operato in questi decenni. Il futuro dell’Europa ci sarà solo insieme all’Africa e al mondo: solo così renderemo meno vano il sacrificio dei tanti piccoli Yaguine e Fodé.

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